martedì, 07 luglio 2009

C’era una volta…

Tra una cosa e l’altra ho dimenticato di parlare dell’episodio che ha originato la mia attuale gatteria: i due gemellini bianchi vagabondi.

Un giorno stavo cenando con le mie amiche Wonder Tetta e Marietto in un agritour fuori Padova, e ho notato un cosino bianco che girellava sotto i tavoli. Il cosino in questione era un gattino di circa due mesi, completamente bianco, con un occhietto giallo ed uno azzurro. La gattara che c’è in me è saltata fuori, e ho iniziato a fargli i grattini sulla pancia: per me è fatale, appena vedo un gatto devo subito provare a farmelo amico, e magari mettergli le mani addosso; c’è poco da fare, è come tenere un bambino lontano dalla nutella, o un alcolizzato lontano dalla bottiglia.
Aggiungiamoci che era da un bel pezzo che volevo prendermi un gatto, abitando a solo, quindi finita la cena parlo col padrone e gli chiedo se il piccoletto fosse suo. Mi risponde che non è di nessuno, che è entrato nel suo giardino arrivando dal campo davanti ma che se per caso lo volessi portar via con me c’è un problema. La prima cosa che mi è venuta in mente è che qualcun altro lo avesse già visto e avesse avuto la stessa idea: no, tutt’altro. A sorpresa viene fuori che il gattino ha un gemello, candido come lui che è arrivato ramingo du giorni dopo il primo, per cui se decido mi devo prendere entrambi per non separare la coppia.
Mi viene un po’ un magone, da zero a due gatti è un bel salto, ci devo pensare. Infatti, due giorni dopo sono lì con tanto di lettiera, cac-cassetta, e pappe di vario genere. Il loro agendo custode li saluta, un po’ a malincuore, e ce ne andiamo assieme.

C’è stato subito il problema di come chiamarli, tanto per evitare cazzate del tipo Cochi e Renato, Gianni e Pinotto e così via; Wonder Tetta proponeva Pom e Pin, ma -chissà come mai?- ho preferito lasciar perdere; lascio da parte le proposte più indecenti e finisco per chiamarli Machu e Pichu, che dopo qualche giorno si beccano i soprannomi di Scemobaldo e Cagobaldo, uno perché è un po’… diciamo ingenuo, l’altro perché pur sapendo benissimo dove fosse la cac-cassetta e a che cosa servisse era un po’ troppo pigro per usarla se era troppo lontano, e la faceva ovunque si trovasse.
Pichu, piccinino, era tenero ma credo che sentisse in maniera maggiore del fratello il distacco dalla mamma (oppure era cula, non saprei): il suo sport preferito era farsi succhiare i capezzoli dal fratello, e quando questo aveva di meglio da fare se li succhiava da solo.
Machu era, appunto, più macho, più attivo ed esploratore: forse avere entrambi gli occhi di uguali voleva dire qualcosa?

Il buffo è successo quando il giorno dopo averli portati a casa io e Ale abbiamo trovato la Felicia in giardino: da zero a tre gatti in ventiquattr’ore, mica male.

La situazione è andata avanti per due o tre mesi, finché i due zingari non hanno sentito il richiamo della strada e sono scappati di casa; mi sono mobilitato con annunci e foto appesa agli alberi ed ai lampioni del circondario e, nel giro di un paio di settimane, mi chiama una persona che ha trovato uno dei due, poi dopo qualche giorno dopo Amazing Grace, la nostra Imperatrice Condominiale, mi comunica che ha trovato anche il secondo.
Loro sono tornati, tranquilli come se nulla fosse, e ho pensato bene di dotarli di collare perché -mi son detto- se scappando di nuovo almeno si capisca che non sono randagi.
Passano altri due tre mesi, e un giorno torno a casa e non vedo più il Machu, il giorno dopo sparisce anche il Pichu: come sempre, il più in gamba parte alla ventura, e poi il fratello lo segue: stavolta a nulla è valso mettere avvisi, ma visto che sono gatti di carattere socievole e molto puttane non mi son preoccupato più di tanto.

Dopo due o tre mesi vedo nel condominio dall’altra parte della strada un bel gattone bianco, con un musetto affilato ed un occhio giallo ed uno azzurro, e son tranquillo che anche suo fratello si sia sistemato.
postato da: Snefru alle ore 18:10 | link | commenti (5)
categorie: gatti, vita quotidiana, ale , mauro, gattara
martedì, 30 giugno 2009

Sabato notte mi ascoltavo russare

Quando russo produco un rumore pari a quello di una segheria nei boschi del Canada, alle volte mi sveglio da quanto russo forte, e più stanco sono più russo.
Mi ascoltavo: si, alle volte mi succede di udire i rumori attorno a me anche se continuo a dormire, e ben dopo la fase del dormiveglia. Questa volta ho percepito, oltre al solito ronf ronf, un sibilo, quasi lo sfiato di una pentola a pressione che mi fa sembrare una versione in carne e peli della macchina “sforna pasticci di pollo” di Mrs. Tweedy (e chi non ha visto Galline in fuga magari non mi capirà, ma pazienza).

Ale mi dice che non è una novità.

Io mi rendo conto di provare una gratitudine immensa per quell’uomo, una tenerezza infinita ed una grande compassione perché s’è preso in corpo per una considerevole fetta di eternità un moroso che infesterà i suoi sonni, e gli renderà quasi impossibile dormire decentemente.
postato da: Snefru alle ore 12:02 | link | commenti (15)
categorie: vita quotidiana, ale , mauro

Medicinali

Ieri sera ho avuto un colpo di calore al lavoro, ad un certo punto mi sono praticamente trasformato in una medusa, all’inizio credevo fosse solo uno sbalzo di pressione.
Vista la mala parata ho ficcato la testa sotto il rubinetto dell’acqua fredda e sono rimasto un buon cinque minuti in decompressione, ma tuttora sono rosso in viso come se avessi l’insolazione.

Oggi vado in farmacia a prendere un po’ di integratori salini e roba del genere per mettermi un po’ al coperto, e scopro che l’Imodium lo puoi scaricare dalle tasse (o meglio, ne scarichi il 19%) ma il Polase no.

Come dire: muori pure, basta che non caghi.
postato da: Snefru alle ore 11:17 | link | commenti (8)
categorie: vita quotidiana, mauro
lunedì, 22 giugno 2009

Week end all’insegna di Neil Gaiman

Sabato sera cinema!

Siamo andati a vedere Coraline e la porta magica, film in stop-motion tratto dal romanzo di Neil Gaiman, e la cui realizzazione ha richiesto ben quattro anni di paziente lavoro.

La trama è semplice: Coraline è una bimba di 11 anni, la cui famiglia si trasferisce in una vecchia casa; la bimba si sente trascurata dai genitori, troppo occupati con i rispettivi lavori, e trova poco svago nei vicini: le due anziane sorelle ex attrici, Miss Spink e Miss Forcible o lo strano signor Bobinski, che sta addestrando dei topi per mettere in piedi dei numeri da circo; e dal primo giorno conosce anche uno strano ragazzino, Wybie Lovat, nipote della padrona di casa (che è un’innovazione rispetto al libro, felicemente introdotto dal regista per esigenze narrative) ed un gatto nero che saranno suoi compagni nell’avventura.

Un giorno, gironzolando per casa, scopre una porta nascosta dalla tappezzeria, aprendola trova solo un muro di mattini ma… ma sarà proprio questa porta a condurla in un luogo quasi identico a casa sua, con repliche (o meglio, dei Doppelgänger: nella foto una Miss Forcible alternativa in un costume di scena abbastanza... ridotto) di tutti gli abitanti che hanno una caratteristica in comune: al posto degli occhi hanno dei bottoni.

Sembra un luogo di delizie, la “altra madre” di Coraline è premurosa ed affettuosa, gli “altri vicini” altrettanto, però la bimba non tarderà a scoprire che non è tutto bello e meraviglioso come sembra.

Il messaggio è che chiaro, si parla della necessità dell’importanza che ha l’attenzione dei genitori nei confronti dei figli in modo che questi non cerchino in mondi altri ciò che potrebbero ottenere dalle piccole cose quotidiane.
Henry Selick, il regista di The Nightmare before Christmas, ha una mano magistrale, rendendo benissimo l’atmosfera del romanzo di Gaiman (lo stesso Neil si è dichiarato completamente soddisfatto della realizzazione), il film abbina per la prima volta l'animazione stop-motion con la tecnologia 3D, con degli effetti sorprendenti. Il libro ha vinto il premio Hugo come miglior romanzo breve, ora vedremo come si attesterà il film nelle classifiche degli incassi, ed eventualmente nella corsa all’Oscar.

Domenica, invece, giro-razzia classico da Feltrinelli, e ho pescato subito l’ultimo romanzo di Gaiman, Il figlio del cimitero (improbabile traduzione italiana di The Graveyard Book), che mi sono bevuto in tre ore e mezza, ho iniziato a leggerlo alle otto mentre cenavo e l’ho finito prima di mezzanotte.

A metà tra un romanzo dark ed una fiaba, già ne era stata pubblicata un’anticipazione nel libro Il cimitero senza lapidi ed altre storie nere, uscito sempre per i tipi di Mondadori (altra traduzione cretina, il titolo originale è M is for Magic). È la storia di un ragazzino di nome Nobody Owens, detto Bod. Lo vediamo da quando, bimbo di poco più di un anno, se ne va gattonando dalla casa paterna fino a quando a circa quindici anni lascia il cimitero per fare la scoperta del mondo. Si, cimitero: uscito di casa salvandosi per un pelo, mentre un sicario gli uccideva i genitori e la sorella, finisce casualmente nel cimitero vicino a casa; gli spiriti dei morti lo adotteranno, non senza difficoltà, e cercheranno di fargli avere una vita più normale possibile: Mr e Mrs Owens saranno i suoi genitori, avrà un tutore non-morto, Silas, che alle volte si avvicenderà con la signorina Lupescu (manco a dirlo, un lupo mannaro), la piccola Liza, una streghetta affogata e bruciata al rogo secoli prima, diverrà sua amica; ma chi voleva morta tutta la sua famiglia non smetterà mai di cercarlo, fino alla fine del romanzo.
Il romanzo insiste su parecchi temi cari a Gaiman: la famiglia, che non è necessariamente quella canonica; la necessità di trovare il proprio posto nel mondo attraverso la conoscenza di se stessi; la costante ricerca della verità, prevalentemente dentro di noi ma non solo.
postato da: Snefru alle ore 18:59 | link | commenti (10)
categorie: libri, film, vita quotidiana, mauro
lunedì, 15 giugno 2009

Witches abroad

More about Streghe all'esteroHo da poco finito di leggere un libro che mi ha fatto ridere come non ridevo da anni, è Streghe all’estero di Sir Terry Pratchett.
Lo stavo leggendo in corriera mentre andavo a recuperare l’auto, e ad ogni pagina sghignazzavo neanche tanto sotto i baffi; credo fosse dai tempi degli ultimi libri del ciclo del Castello di Blandings di Wodehouse che non ridevo così leggendo un libro.

È ambientato nel Mondo Disco, una felice invenzione narrativa di Pratchett, è per l’appunto un mondo piatto, che vaga nel cosmo sostenuto dalle schiene di quattro elefanti, che a loro volta poggiano sul dorso di una tartaruga, la Grande A’tuin (che è lunga circa 100000 km). Come funziona il tutto, visto che scappa prepotentemente dalle leggi della fisica? Ma con la magia, no? Nulla di strano quindi se troviamo una Guardia Cittadina nella città di Ankh-Morpork composta di umani, di nani, di licantropi e di troll o se nelle fabbriche in città si usano i golem perché sono una manodopera economica ed affidabile. Però, a sorpresa nel Mondo Disco le streghe preferiscono non ricorrere alla magia, ritenendo che la psicologia (quella cui la più famosa di loro, e probabilmente la più potente, Nonnina Weatherwax si riferisce col termine di “testologia”) possa essere spesso molto più efficace; salvo eccezioni come in questo libro le streghe di Pratchett svolgono piuttosto il ruolo di erboriste o di giudici per le controversie del paese che quello delle streghe macbethiane.

La storia è semplice, eccola dalla quarta di copertina:

C’era una volta una fata madrina di nome Desiderata che aveva un cuore d’oro, una mente saggia e una scarsissima capacità di fare piani a lungo termine. Così, quando Morte venne per lei, si trovò a dover lasciare la sua figlioccia nelle mani di un’altra -molto ma molto meno buona e saggia- fata madrina sostituta... Così adesso spetta alle tre streghe Magrat Garlick, Nonna Weatherwax e Tata Ogg il compito di saltare sulle loro scope (almeno quelle su cui non bisogna prendere la rincorsa per farle decollare) e dirigersi verso la lontana Genua, per fare in modo che una povera servetta strapazzata dalle sorellastre non sposi il principe dopo il gran ballo di corte. Il compito, pur sembrando abbastanza semplice, si rivelerà decisamente più complesso del dovuto. Già, perché viaggio, nani, vampiri e lupi mannari a parte, pare proprio che le servette debbano sposare i principi. Tutto ruota intorno a questo. E non si può combattere contro un lieto fine. Almeno fino ad oggi...

Cito a caso un dialogo tra le nostre streghe e una loro collega vuduista di Genua:
La signora Gogol si fermò e sollevò un braccio. Ci fu un frullare di ali.
Greebo, che si stava strusciando ossequiosamente contro la gamba di Tata,guardò in alto e soffiò. Il gallo più grosso e più nero che Tata avesse mai visto si era posato sulla spala della signora Gogol, e le rivolse lo sguardo più intelligente mi riscontrato in un uccello.
“Perbacco” disse, spiazzata. “Mai visto uno così grosso, e dire che ne ho visti parecchi ai miei tempi”
La Signora Gogol inarcò un sopracciglio critico.
“Non ha mai avuto un’educazione come si deve” sospirò Nonna.
“Visto che abitavo vicino ad un allevamento di polli, stavo per dire” aggiunse Tata
“Questo è Legba, uno spirito oscuro e pericoloso” disse la signora Gogol. Si chinò in avanti e disse a mezza bocca: “Detto tra noi è solo un grosso gallo nero. Ma sapete com’è.”
“La pubblicità paga” convenne Tata. “Questo è Greebo. Detto tra noi, è un diavolo dell’inferno”
“Be’, è un gatto” disse la signora Gogol, magnanima. “C’è solo da aspettarselo”.
(Il Greebo in questione è il gatto di Tata Ogg: nero, enorme, guercio, con le orecchie mangiucchiate nei combattimenti, e dotato di aggressività e libido smisurate, per quanto Tata Ogg lo veda come un tenero cosino peloso.)

Terry Pratchett crea il genere fantasy comico, con caratteristiche di humor inglese alla Wodehouse, ma con riferimenti colti a piene mani: troviamo tracce di Shakesperare, di Tolkien, citazioni di miti antichi, di fiabe, di leggende e di romanzi ottocenteschi, il tutto colorato con degli accenti di comicità che possono richiamare i Monty Python o Jerome K. Jerome. Il suo prestigio come scrittore è tale che una cittadina del Somerset, Wicanton, ha pensato bene di gemellarsi col Mondo Disco, e di intitolare i nomi delle vie di un nuovo quartiere residenziale con elementi tratti dai romanzi di Pratchett, di cui alcuni suggeriti da lui stesso. Nel 2007 Pratchett ha annunciato al mondo di essere affetto da una forma di alzheimer che gli lascia pochi anni di vita, ma precisando di avere il tempo “ancora per qualche altro libro”, tuttavia non è più in grado di aggiungere le dediche agli autografi sui suoi libri.

Nota: tra le pagine 191 e 192 mancano 10/11 pagine per un errore della Salani, rendendo così incomprensibile in parte una scena. Le ho trovate in un blog in giro per la rete, si possono scaricare in file PDF. 
postato da: Snefru alle ore 19:55 | link | commenti (11)
categorie: libri, vita quotidiana, vita da strega, miti personali
giovedì, 11 giugno 2009

La rivolta delle macchine, parte seconda

Mi sento un po’ più rilassato.
Martedì mattina ho riavuto la macchina, spesa di poco più di 200 euri.
Ora è appena andato via il tecnico del lavatrice, la quale è ancora in animazione sospesa: se ne sta lì, mogia mogia, con il coperchio smontato in attesa che l’omino mi torni col ricambio adatto per l’elettroserratura. E non so quando tornerà, per cui la lavatrice è ferma lo stesso, ma almeno ho recuperato il bucato che giaceva lì dentro da una settimana.
Il fattore Cu (Cu-lo, non Rame) ha voluto che avesse già fatto la centrifuga: le mie lenzuola non hanno la muffa, non hanno le branchie, non hanno sviluppato un’organizzazione politica e soprattutto non mi chiamano “Mamma”!
postato da: Snefru alle ore 11:25 | link | commenti (6)
categorie: vita quotidiana, mauro
sabato, 06 giugno 2009

La rivolta delle macchine

Settimana intensa e ricchissima di sfiga.

Mercoledì mattina porto l’auto dal meccanico perché ho problemi con l’accensione: i telecomandi delle chiavi non comunicano più con la centralina, e la baracca non va in moto. Ricambi ordinati in Francia, direttamente alla Renault: dovevano arrivare ieri, forse arrivano martedì; nel frattempo sono senza auto e niente sostitutiva, questi due giorni ho campato con quella che i ha prestato un amico, per l a prossima settimana si vedrà.

Giovedì muore la lavatrice (sedici mesi di vita), guasto a non so quale scheda di controllo e deve intervenire l’assistenza autorizzata: arrivano mercoledì, e nel frattempo ho le lenzuola con l’acqua e sapone chiuse in lavatrice, impossibili da estrarre perché lo sportello è bloccato… fino a mercoledì faranno anche le branchie.

Ma consoliamoci! Stasera eravamo a cena con la Penelope, che poi è l’amico che mi ha prestato l’auto, e gli raccontiamo anche la notiziola della lavatrice, unita a quella che oggi è morta anche la lavastoviglie di mia suocera. Ale scherza sul fatto che anche quei ricambi staranno arrivando dalla Francia:

Penelope: dalla Francia? Ma di che marca è?
Ale: Whirlpool [detto con accento franscese]
P.: eh?
Ale: Whirlpool [detto normale]
P.: non sapevo che fosse francese
A.: certo! Pùl vuol dire “pollo”!

E per restare in tema di perle di Ale, oggi era in vena di disegnare: questa è Rose Bertin, la modista di Marie Antoinette, o per lo meno è come la vede lui con l’occhio dell’artista e del collega.








 

 













postato da: Snefru alle ore 23:21 | link | commenti (9)
categorie: vita quotidiana, ale , mauro
mercoledì, 27 maggio 2009

Gispy King

Ho già spiegato che genere di lavoro sia quello che faccio; per chi si mette in ascolto adesso riassumo in breve: quando faccio l’accoppiatore in pratica controllo una macchina che appiccica un velo di colla tra un foglio stampato ed uno di rivestimento, questo materiale accoppiato sarà lavorato poi in altre macchine per farne dei sacchi. Poso farlo in linea, cioè collegato ad una macchina che stampa il materiale mentre lo accoppiamo, oppure fuori linea, ossia in un’altra macchina dove arrivano le bobine stampate tout court.

Qualche sera fa stavamo finendo l’avviamento della stampa di un lavoro, tra l’altro nuovo e di un cliente abbastanza importante, per cui è buona cosa fare le cose con una certa oculatezza.
Mi avvisano che siamo pronti e posso aprire la colla ed attaccarmi: operazione che consiste nel ficcare un pezzo di biadesivo sul materiale di stampa, attaccare il mio e partire per le regolazioni finali.

Visto che devo far passare il tutto su dei rulli molto più alti di me (che sono alto 1.73, da nudo) mi devo prendere un trespolo per arrivarci; vicino a me c’è il capo fabbrica Gipsy King (dall’orecchino da zingaro che porta, roba che quando aveva la coda di cavallo sembrava il nipote della Cloris Brosca) che sta osservando le operazioni.
Gipsy King: ciò, ma perché lo fai passare di là?
Mauro: è questo il giro del materiale, non posso saltare dei rulli
G.K.: a-ha… ma perché lo fai a mano?
M.: perché non c’è altro mezzo, G.K. Tu nelle tue macchine nell’altro reparto come fai?
G.K.: a mano. No, ma pensavo che qui fosse tutto automatico.
M.: confesso che sarei più contento.
G.K.: allora, partiamo?
M.: occhio, devo far fare qualche metro manualmente prima di chiudere tutto, per sicurezza. Evitiamo che si attacchi il biadesivo sui pressori, che poi se tocca pulirli perdiamo un casino di tempo per niente.
G.K.: a-ha. Ma tutta quella roba che balla... perché balla?
M.: perché ho ancora i pressori aperti e non c’è la colla a fermare tutto.
G.K.: ma perché non hai ancora messo la colla?
M.: dopo, prima dobbiamo avviare piano e centrare i materiali, o sporchiamo tutto.
G.K.: ma come mai ci vuole tutto questo tempo per partire?
M.: ‘scolta, ‘sta roba xé come i pompini: ea va fatta con calma perché ea vegna ben! (questa roba è come una fellatio, bisogna farla con calma perché sia fatta bene)
Gipsy King ha smesso di assediarmi di domande e mi ha lasciato finire il mio lavoro.
postato da: Snefru alle ore 20:51 | link | commenti (10)
categorie: vita quotidiana, mauro, vita al lavoro
lunedì, 25 maggio 2009

Chiavi di ricerca

In tutti i blog dei miei amici (vedi i vari link a sinistra) c'è gente che ci finisce facendo ricerche maiale... allora non mi spiego perché le cose più porche che hanno cercato da me sono:
  1. paolina borghese ninfomane imperiale
  2. minnie minoprio le ore
  3. con una protesi all'anca posso fare un tatuaggio
postato da: Snefru alle ore 20:31 | link | commenti (9)
categorie: vita quotidiana, mauro

Da così a peggio

Arrivo a casa dopo il lavoro, mi spoglio ed infilo le ciabatte.
- Che palle, ho i piedi così gonfi che non mi entrano neanche le ciabatte.
- Guarda che stai cercando di infilarti le mie, è solo per quello.
[NdMauro: Ale porta il 41, io il 44]

Sabato sera guardo un disegno che Ale ha appena fatto a matita, un ritratto veloce di Madame Royale, la figlia di Maria Antonietta. Alzando un pochinino il foglio al lucore della tv vedo comparire un altro viso, ma leggerissimo, tratteggiato con un grigio incredibilmente tenue.
- Bhe, ma che bello questo. Come hai fatto a fare un colore così leggero?
- Amore… giralo. È dall’altro lato del foglio
postato da: Snefru alle ore 18:15 | link | commenti (8)
categorie: vita quotidiana, ale , mauro, teresina

Chi sono?

Utente: Snefru
Nome: Mauro Melon

Ho due, anzi tre passioni: i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

Ultime risposte:

Reginadeitucani in C’era una volta…
souffle in C’era una volta…
leggerevolare in C’era una volta…
pyperita in C’era una volta…
giudappeso in C’era una volta…
Snefru in Sabato notte mi asco...
Aubade in Sabato notte mi asco...
pyperita in Sabato notte mi asco...
michiko28 in Sabato notte mi asco...
Loretta62 in Sabato notte mi asco...

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