Tra una cosa e l’altra ho dimenticato di parlare dell’episodio che ha originato la mia attuale gatteria: i due gemellini bianchi vagabondi.
C’è stato subito il problema di come chiamarli, tanto per evitare cazzate del tipo Cochi e Renato, Gianni e Pinotto e così via; Wonder Tetta proponeva Pom e Pin, ma -chissà come mai?- ho preferito lasciar perdere; lascio da parte le proposte più indecenti e finisco per chiamarli Machu e Pichu, che dopo qualche giorno si beccano i soprannomi di Scemobaldo e Cagobaldo, uno perché è un po’… diciamo ingenuo, l’altro perché pur sapendo benissimo dove fosse la cac-cassetta e a che cosa servisse era un po’ troppo pigro per usarla se era troppo lontano, e la faceva ovunque si trovasse.
Quando russo produco un rumore pari a quello di una segheria nei boschi del Canada, alle volte mi sveglio da quanto russo forte, e più stanco sono più russo.
Sabato sera cinema!
Sembra un luogo di delizie, la “altra madre” di Coraline è premurosa ed affettuosa, gli “altri vicini” altrettanto, però la bimba non tarderà a scoprire che non è tutto bello e meraviglioso come sembra.
Domenica, invece, giro-razzia classico da Feltrinelli, e ho pescato subito l’ultimo romanzo di Gaiman, Il figlio del cimitero (improbabile traduzione italiana di The Graveyard Book), che mi sono bevuto in tre ore e mezza, ho iniziato a leggerlo alle otto mentre cenavo e l’ho finito prima di mezzanotte.
Ho da poco finito di leggere un libro che mi ha fatto ridere come non ridevo da anni, è Streghe all’estero di Sir Terry Pratchett.
C’era una volta una fata madrina di nome Desiderata che aveva un cuore d’oro, una mente saggia e una scarsissima capacità di fare piani a lungo termine. Così, quando Morte venne per lei, si trovò a dover lasciare la sua figlioccia nelle mani di un’altra -molto ma molto meno buona e saggia- fata madrina sostituta... Così adesso spetta alle tre streghe Magrat Garlick, Nonna Weatherwax e Tata Ogg il compito di saltare sulle loro scope (almeno quelle su cui non bisogna prendere la rincorsa per farle decollare) e dirigersi verso la lontana Genua, per fare in modo che una povera servetta strapazzata dalle sorellastre non sposi il principe dopo il gran ballo di corte. Il compito, pur sembrando abbastanza semplice, si rivelerà decisamente più complesso del dovuto. Già, perché viaggio, nani, vampiri e lupi mannari a parte, pare proprio che le servette debbano sposare i principi. Tutto ruota intorno a questo. E non si può combattere contro un lieto fine. Almeno fino ad oggi...La signora Gogol si fermò e sollevò un braccio. Ci fu un frullare di ali.(Il Greebo in questione è il gatto di Tata Ogg: nero, enorme, guercio, con le orecchie mangiucchiate nei combattimenti, e dotato di aggressività e libido smisurate, per quanto Tata Ogg lo veda come un tenero cosino peloso.)
Greebo, che si stava strusciando ossequiosamente contro la gamba di Tata,guardò in alto e soffiò. Il gallo più grosso e più nero che Tata avesse mai visto si era posato sulla spala della signora Gogol, e le rivolse lo sguardo più intelligente mi riscontrato in un uccello.
“Perbacco” disse, spiazzata. “Mai visto uno così grosso, e dire che ne ho visti parecchi ai miei tempi”
La Signora Gogol inarcò un sopracciglio critico.
“Non ha mai avuto un’educazione come si deve” sospirò Nonna.
“Visto che abitavo vicino ad un allevamento di polli, stavo per dire” aggiunse Tata
“Questo è Legba, uno spirito oscuro e pericoloso” disse la signora Gogol. Si chinò in avanti e disse a mezza bocca: “Detto tra noi è solo un grosso gallo nero. Ma sapete com’è.”
“La pubblicità paga” convenne Tata. “Questo è Greebo. Detto tra noi, è un diavolo dell’inferno”
“Be’, è un gatto” disse la signora Gogol, magnanima. “C’è solo da aspettarselo”.
Settimana intensa e ricchissima di sfiga.
Mercoledì mattina porto l’auto dal meccanico perché ho problemi con l’accensione: i telecomandi delle chiavi non comunicano più con la centralina, e la baracca non va in moto. Ricambi ordinati in Francia, direttamente alla Renault: dovevano arrivare ieri, forse arrivano martedì; nel frattempo sono senza auto e niente sostitutiva, questi due giorni ho campato con quella che i ha prestato un amico, per l a prossima settimana si vedrà.
Giovedì muore la lavatrice (sedici mesi di vita), guasto a non so quale scheda di controllo e deve intervenire l’assistenza autorizzata: arrivano mercoledì, e nel frattempo ho le lenzuola con l’acqua e sapone chiuse in lavatrice, impossibili da estrarre perché lo sportello è bloccato… fino a mercoledì faranno anche le branchie.
Ma consoliamoci! Stasera eravamo a cena con la Penelope, che poi è l’amico che mi ha prestato l’auto, e gli raccontiamo anche la notiziola della lavatrice, unita a quella che oggi è morta anche la lavastoviglie di mia suocera. Ale scherza sul fatto che anche quei ricambi staranno arrivando dalla Francia:
Penelope: dalla Francia? Ma di che marca è?
Ale: Whirlpool [detto con accento franscese]
P.: eh?
Ale: Whirlpool [detto normale]
P.: non sapevo che fosse francese
A.: certo! Pùl vuol dire “pollo”!
E per restare in tema di perle di Ale, oggi era in vena di disegnare: questa è Rose Bertin, la modista di Marie Antoinette, o per lo meno è come la vede lui con l’occhio dell’artista e del collega.


Qualche sera fa stavamo finendo l’avviamento della stampa di un lavoro, tra l’altro nuovo e di un cliente abbastanza importante, per cui è buona cosa fare le cose con una certa oculatezza. Gipsy King: ciò, ma perché lo fai passare di là?Gipsy King ha smesso di assediarmi di domande e mi ha lasciato finire il mio lavoro.
Mauro: è questo il giro del materiale, non posso saltare dei rulli
G.K.: a-ha… ma perché lo fai a mano?
M.: perché non c’è altro mezzo, G.K. Tu nelle tue macchine nell’altro reparto come fai?
G.K.: a mano. No, ma pensavo che qui fosse tutto automatico.
M.: confesso che sarei più contento.
G.K.: allora, partiamo?
M.: occhio, devo far fare qualche metro manualmente prima di chiudere tutto, per sicurezza. Evitiamo che si attacchi il biadesivo sui pressori, che poi se tocca pulirli perdiamo un casino di tempo per niente.
G.K.: a-ha. Ma tutta quella roba che balla... perché balla?
M.: perché ho ancora i pressori aperti e non c’è la colla a fermare tutto.
G.K.: ma perché non hai ancora messo la colla?
M.: dopo, prima dobbiamo avviare piano e centrare i materiali, o sporchiamo tutto.
G.K.: ma come mai ci vuole tutto questo tempo per partire?
M.: ‘scolta, ‘sta roba xé come i pompini: ea va fatta con calma perché ea vegna ben! (questa roba è come una fellatio, bisogna farla con calma perché sia fatta bene)
Arrivo a casa dopo il lavoro, mi spoglio ed infilo le ciabatte. - Che palle, ho i piedi così gonfi che non mi entrano neanche le ciabatte.
- Guarda che stai cercando di infilarti le mie, è solo per quello.
- Bhe, ma che bello questo. Come hai fatto a fare un colore così leggero?
- Amore… giralo. È dall’altro lato del foglio